LOCAL NATIVES
GORILLA MANOR
(Infectious Records)
Volevo iniziare questa rubrica con la prima uscita ufficiale dei Local Natives gruppo di Los Angeles che ha pubblicato a fine 2009 (è uscito prima in Inghilterra, poi in America) il loro album di debutto.
“Gorilla Manor” è un disco che esce in un ottimo momento per quanto riguarda la scena indipendente americana, che già negli scorsi anni aveva fatto intravedere una grande crescita e che proprio in questo momento sta raggiungendo la sua massima espressione.
I Local Natives si presentano con un album ben scritto, ben arrangiato e ben registrato. Non si può rimanere che incantati dalle melodie proposte da questi cinque ragazzi in brani che passano da un bel pop d’autore ad atmosfere molto riverberate, il tutto condito da cinque melodie vocali differenti e mai banali.
Le chitarre ci accompagnano per tutto il disco incrociandosi perfettamente tra loro, aiutate da una batteria sempre calzante, un basso suonato con gran gusto e delle ottime percussioni (apprezzabile soprattutto l’uso che fanno del cerchio del rullante).
Una particolare attenzione, poi, va rivolta ai testi, non per quanto riguarda i temi affrontati dal cantante, bensì per il modo singolare che ha di comporre le frasi a livello grammaticale, distorcendo le parole e posizionandole in maniera molto diversa dal classico inglese accademico.
Da segnalare fra le bellissime dodici tracce del disco la splendida cover di “Warning Sign” dei Talking Heads, e la bellissima “World News” canzone dalle atmosfere pop malinconiche che ricordano tantissimo quelle dei Doves.
Per chi, negli anni passati, fosse rimasto folgorato dai lavori di gruppi come Arcade Fire, Grizzly Bear e Fleet Foxes, troverà brillante il lavoro dei Local Natives.
Sicuramente una delle migliori uscite degli ultimi tempi.
Francesco Perini
THE BLACK KEYS
BROTHERS
(Nonesuch Records)
A distanza di due anni il duo di Akron, Ohio, torna sulle scene con questo nuovo disco intitolato “Brothers”. Nel frattempo Dan Auerbach (chitarrista, cantante) ha trovato il tempo di pubblicare il suo primo disco da solista, ricevendo ottime critiche in giro per il mondo, e di dare vita al progetto “Blackroc” insieme all’amico e collega Patrick Carney, nel quale il sound blues rock del duo si fonde alle radici street dei vari e illustri nomi dell’Hip Hop ospitati nel disco, come Mos Def, DZA, Ludacris e Q-tip, solo per citarne alcuni; il tutto registrato rigorosamente a Brooklyn.
Tutto ciò non ha assolutamente tolto tempo al progetto Black Keys, che si è rimesso in moto e dopo poco tempo era già pronto per presentare il nono disco, il terzo pubblicato per la Nonesuch Records.
“Brothers” si presenta come un concentrato di pezzi pieni di groove e riff di chitarre in puro stile Rythm & Blues, nel modo in cui i due ci avevano già abituato. Ma a differenza di altri gruppi, i due ragazzi hanno il dono di sorprendere disco dopo disco con canzoni di ottima fattura, senza mai ripetersi.
Nel loro nuovo lavoro i riff di chitarra e i groove di batteria sono contornati da un basso ruvido e ben definito e da organi dal suono vintage, che danno quel tocco di fino alle belle melodie tracciate dalla voce di Dan.
Grande è il lavoro di produzione di Patrick Carney batterista della band, che ancora una volta riesce a imprimere al meglio su disco le intenzioni musicali del gruppo.
“Brothers” è un disco molto maturo, da ascoltare sia come sottofondo che ad alto volume per i nostalgici del vero R’n’B.
Tra le canzoni spicca “Too Afraid To Love You” uno splendido esempio di come mischiare soul, rock’n’roll e blues nel 2010, insieme al singolo “Tighten Up” e “Ten Cent Pistol”.
Infine un occhio va al lavoro grafico, semplice, diretto, geniale. Proprio come i Black Keys.
Francesco Perini
AVI BUFFALO
AVI BUFFALO
(Sub Pop)
La Sub Pop è senza dubbio la migliore casa discografica indipendente americana senza niente togliere al lavoro di grandi labels come le newyorkesi Matador e Warp o alla oramai defunta Touch and Go.
Sub Pop è stata ed è ancora, una colonna portante nel panorama indipendente mondiale; negli anni ha saputo mutare il proprio roster di gruppi, ed è sempre stata capace di portare innovazione. Dagli anni d’oro del grounge con i Nirvana, Mudhoney e Soundgarden passando da Sunny Day Real Estate, Murder City Devils, The Shins, Postal Service fino ai Band Of Horses e Fleet Foxes, la Sub Pop è sempre stata capace a riconoscere grandi gruppi e a portarli al successo.
L’ultima uscita della casa discografica di Seattle è un giovanissimo gruppo di Long Beach, California, che nonostante l’età dimostra una maturità artistica davvero notevole.
Con il loro primo disco auto-intitolato, gli Avi Buffalo si presentano con 10 canzoni dal classico tocco cantautorale americano anni 60 con chitarre molto riverberate, quasi psichedeliche, ed armonie semplici, dirette.
Il disco alterna canzoni ballad come la dolce “Jessica”, a sonorità quasi caraibiche come “Five Little Sluts”, a classiche canzoni dal suono 60s come “What’s In It For?”che tanto ricordano i primi lavori dei loro compagni di etichetta The Shins.
Gli Avi Buffalo presentano non solo una grande maturità negli arrangiamenti, ma anche nei testi dove il cantante Avigdor Zahner-Isenberg (abbreviato come Avi) affronta malinconicamente temi quotidiani senza mai scadere nel classico songwriting da teenager-emo americano.
“Avi Buffalo” è un lavoro, ben prodotto dal grande Aaron Embry, che oltre a farci apprezzare tanto il giovane gruppo ci fa ben sperare per il futuro di questo quartetto.
Complimenti alla Sub Pop che ancora una volta punta su gruppi giovani e talentuosi e complimenti agli Avi Buffalo per l’ottimo disco di debutto.
Francesco Perini
BROKEN SOCIAL SCENE
FORGIVENESS ROCK RECORD
(Arts&Crafts)
Broken Social Scene è un gruppo che originariamente era composto solamente da Kevin Drew e Brendan Canning, ma che col passare del tempo, a differenza di altri gruppi, si è evoluto in una specie di collettivo musicale che ha cambiato di volta in volta formazione, partendo dalle sei fino ad arrivare addirittura alle diciannove persone in alcune performance.
Come sempre, i Broken Social Scene tramite la loro musica tipicamente indie rock comunicano la vita quotidiana di Toronto. Non a caso un redattore di Eye Weekly, il giornale della città, a fine 2009 aveva pubblicato un libro in collaborazione con Arts&Crafts (casa discografica produttrice dei BSS con sede nella capitale dell’Ontario), che attraverso il gruppo raccontava la vita nella loro città.
“Forgiveness Rock Record” è il quinto disco del collettivo canadese, registrato a Chicago da John McEntire dei Tortoise, che oltre a esserne il produttore ha dato il suo contributo suonando in alcune traccie dell’album, ha al suo interno molte collaborazioni tra cui Feist, Emily Haines dei Metric, Spiral Stairs dei Pavement e Sebastien Grainger dei Death From Above 1979.
Gli ingredienti per fare un grande disco ci sono tutti e i Broken Social Scene non deludono le grandi aspettative. Anche questa volta ne esce fuori un prodotto eccellente.
A partire dalla traccia di apertura “World Sick” il sound raffinato di “Forgiveness Rock Record” si impone subito, e traccia dopo traccia prende sempre di più l’ascoltatore, fino ad arrivare a “All to all”, primo singolo estratto, e concludendosi con un finale grandioso come “Me and my hand”.
Per chi non conoscesse i Broken Social Scene con “Forgiveness Rock Record” ne rimarrà estasiato dalle sonorità prodotte dal super progetto indie; per chi invece già li conosce e li segue da tempo, troverà quest’ultimo lavoro brillante, fresco e per niente deludente, anzi sarà una conferma (se ce n’era bisogno…) di un gruppo che da anni è una sicurezza di musica indipendente di altà qualità.
Francesco Perini